sabato 29 marzo 2014

Sui treni..

Sui treni, per salvarsi, per fermare la perversa rotazione di quel mondo che li martellava di là dal vetro, e per schivare la paura, e per non farsi risucchiare dalla vertigine della velocità che certo doveva continuamente bussargli nel cervello quanto meno nella forma di quel mondo che strisciava di là dal vetro in forme mai viste prima, meravigliose certo, ma impossibili perché il solo concederglisi per un attimo istantaneamente rimetteva in corsa la paura, e di conseguenza quell’ansia densa e informe che cristallizzata in pensiero si rivelava a tutti gli effetti nient’altro che il sordo pensiero della morte – sui treni, per salvarsi, presero l’abitudine di consegnarsi a un gesto meticoloso, una prassi peraltro consigliata dagli stessi medici e da insigni studiosi, una minuscola strategia di difesa, ovvia ma geniale, un piccolo gesto esatto, e splendido.
Sui treni, per salvarsi, leggevano.
Linimento perfetto. La fissa esattezza della scrittura come sutura di un terrore. L’occhio che trova nei minuscoli tornanti dettati dalle righe la nitida scorciatoia per sfuggire all’indistinto flusso di immagini imposto dal finestrino. Vendevano, nelle stazioni, delle apposite lampade, lampade per la lettura. Si reggevano con una mano, descrivevano un intimo cono di luce da fissare sulla pagina aperta. Bisogna immaginarselo. Un treno in corsa furibonda su due lame di ferro, e dentro il treno un angolo di magica immobilità ritagliato minuziosamente dal compasso di una fiammella. La velocità del treno e la fissità del libro illuminato. L’eternamente cangiante multiformità del mondo intorno e l’impietrto microcosmo di un occhio che legge. Come un nòcciolo di silenzio nel cuore di un boato. Non fosse storia vera, vera storia, si potrebbe pensare: non è che la bellezza di un’esatta metafora. Nel senso che forse, . sempre, e per tutti, altro non è mai, léggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall’incontrollabile strisciare via del mondo. Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile – gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo – le parole che a una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamano libri – la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però: dolcissima. Questo è importante, e sempre bisognerà ricordarlo, e tramandarlo, di volta in volta, da malato a malato, come un segreto, il segreto, che non sfumi mai nella rinuncia di nessuno o nella forza di nessuno, che sopravviva sempre nella memoria di almeno un’anima sfinita e lì suoni come un verdetto capace di far tacere chicchessia: léggere è una sporcheria dolcissima. Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura – un libro che inizia. Così che, insieme a migliaia di altre cose, cappelli, animali, ambizioni, valigie, soldi, lettere d’amore, malattie, bottiglie armi, ricordi, stivali, occhiali, pellicce, risate, sguardi, tristezze, famiglie, giocattoli, sottovesti, specchi, odori, lacrime, guanti, rumori – insieme a quelle migliaia di cose che già sollevavano da terra e lanciate, vano a velocità prodigiosa quei treni che rigavano avanti e indietro il mondo come ferite fumanti si portavano dentro anche la solitudine impagabile di quel segreto: l’arte di leggere. Tutti quei libri aperti, infiniti libri aperti, come finestrelle aperte sul dentro del mondo, seminate su un proiettile che offriva allo sguardo, solo si avesse avuto il coraggio di alzarlo, lo sfavillante spettacolo del mondo di fuori. Il dentro del mondo e il mondo di fuori. Il dentro del mondo e il mondo di fuori. Il dentro del mondo e il mondo di fuori. Il dentro del mondo e il mondo di fuori. Alla fine finisce così, che in un modo o nell’altro, ancora una volta, si sceglie il dentro del mondo, mentre tutt’intorno ti sferraglia la tentazione di farla finita una buona volta e di rischiare a vederlo questo mondo di fuori, cosa sarà mai possibile che sia davvero così pauroso, possibile che non se ne andrà mai questa vigliacca paura di morire, di morire, morire, morire, morire, morire, morire?
Alessandro Baricco, Castelli di Rabbia

«Io, prostituta romena "rovinata" dalle italiane»

La crisi ha colpito tutti, anche il settore del sesso a pagamento. I clienti scarseggiano e le prostitute "fai da te" hanno invaso un mercato, quello padovano, già in profondo rosso. Testimone del crollo economico del mercato è la "lucciola" romena Eliana, trentottenne, madre di due figli e domiciliata nella palazzina al numero 27 di via Confalonieri alla Stanga. «Ho difficoltà ad arrivare a fine mese. Non riesco più a pagare l'affitto di casa tanto che ho già ricevuto lo sfratto e nemmeno le bollette dell'Enel» ha raccontato mentre era in "servizio" tra via Venezia e via del Pescarotto, davanti alla concessionaria Bmw. Ha voluto staccare dal lavoro e andare al bar per un caffè.
 Nel tepore del locale ha parlato della sua sofferenza di prostituta. «Una volta si ricevevano i clienti in casa, ora è rischioso e impossibile. Ma è altrettanto rischioso per i clienti contrattare una prestazione sessuale sulla strada. Se arrivano i vigili urbani sono dolori. Fioccano multe da 500 euro e questo non incentiva di certo a venire a Padova per cercare del sesso a pagamento». E poi la concorrenza è diventata feroce. Secondo la prostituta romena la crisi ha spinto molte italiane a diventare "lucciole" per tirare a campare. «Sono tornate le italiane, ma non si mettono sulla strada come noi romene. Sono studentesse universitarie e massaie. Ricevono in casa e mettono annunci sul web. Hanno "drogato" il mercato perchè fanno prezzi stracciati. Rischiano molto a lavorare in un appartamento, ma i clienti non hanno paura di prendere la multa e soprattutto pagano poco per un rapporto completo.
 Di fatto diventa una concorrenza sleale». Eliana ha terminato il suo caffè ed è uscita dal bar per fumare una sigaretta. Una, due, tre boccate e poi ha ricominciato a raccontare la crisi di una prostituta. «Per restare nel mercato ho dovuto abbassare i prezzi. Sono passata da 50 euro a trenta euro per una prestazione sessuale completa. É veramente poco, ma solo così vado incontro ai clienti in difficoltà economiche e che vogliono divertirsi. Il punto è che non guadagno più a sufficienza per vivere. Io sono una prostituta libera, non devo pagare nessuno, ma questo non cambia il mio stato di povertà. Per tirare avanti ho rinunciato al telefono cellulare e agli annuncia a pagamento su internet». La pausa caffè e sigaretta è finita, ed Eliana, un po' cicciotella, ma vestita da perfetta "lucciola" è tornata al lavoro su via Venezia. «E poi - ha concluso - io sono una mamma. In Romania ho due figli e ogni mese mando loro quasi tutti i soldi che guadagno. Alla fine in tasca non mi rimane nulla. Ora devo andare, c'è un cliente che mi aspetta speriamo non arrivino i vigili urbani».

venerdì 28 marzo 2014

“Cortina 2019”, un Mondiale verde


Mezzi pubblici gratuiti da tutta Italia, niente colate di cemento e mille volontari in azione: si tinge di verde il progetto “Cortina 2019” per i campionati del mondo di sci alpino  all’insegna della sostenibilità e della condivisione. "Il Mondiale non sarà solo una vetrina per lo sport italiano e le Dolomiti", spiega il presidente del comitato promotore Enrico Valle all’Agenzia Ait Dolomiti di Confindustria Belluno, "ma anche l'occasione di mediare, attraverso un evento sportivo internazionale, la cultura di uno sviluppo e di un tenore di vita benefico e sostenibile".

"Due sono i punti di forza della nostra candidatura" aggiunge Valle: "Un Mondiale verde, basato sul trasporto pubblico gratuito e sull'ecosostenibilità degli interventi. Niente colate di cemento o cattedrali nel deserto" assicura "ma interventi su piste e strutture sportive che rimarranno come eredità nel futuro". Il secondo punto, spiega Valle "è un Mondiale a misura d'uomo, incentrato sul coinvolgimento di mille giovani volontari e sulla crescita di una squadra di altrettanto giovani professionisti che da anni studiano e si impegnano per ospitare l'evento".

Il progetto definito “Mondiali verdi” prevede, per coloro che saranno muniti di un biglietto di gara “Cortina 2019”, il trasporto a costo zero con tutti i mezzi pubblici, diretti a Cortina d’Ampezzo e per la durata di 24 (ventiquattro) ore da tutta Italia, in occasione delle giornate di gara dei Campionati del Mondo.
Con l’occasione verrà istituito anche il progetto "Campionati del Mondo fly-in" che prevedrà navette gratuite dagli aeroporti di Venezia e Treviso verso Cortina, per spettatori e media che arriveranno dall’estero. Inoltre, il progetto "Mondiali per la gioventù" prevede pacchetti di settimane bianche a prezzo agevolato a Cortina e nelle Dolomiti per ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 18 anni oltreché con una campagna volta a favorire e incrementare il tesseramento FISI. Tutti punti racchiusi nel Multiparty agreement, un documento firmato da Consiglio dei Ministri, Regione Veneto, Comune di Cortina d'Ampezzo, Coni e Fisi che vincola le parti a perseguire obiettivi comuni al fine di conquistare i Mondiali 2019.
Il Multiparty agreement contiene, inoltre, un protocollo locale firmato dalla categorie economiche e sociali di Cortina, tra le quali figurano l’Associazione albergatori, il Consorzio esercenti impianti a fune, l’ASCOM, l’Associazione artigiani, l’APPIA, il Consorzio di promozione turistica Cortina Turismo, gli istituti scolastici di Cortina d’Ampezzo, i Sestieri d’Ampezzo, l’Uld’A, e le scuole di sci Cortina, Azzurra, Cristallo e Dolomiti. Il tutto con il supporto e l'attiva collaborazione di Confindustria Belluno e della sua agenzia stampa AIT Dolomiti.

"Questi documenti" afferma Valle "sono un altro punto a favore di Cortina: dimostrano il sostegno di tutti i livelli istituzionali al progetto, ma anche un altro aspetto molto importante per la Federazione internazionale, ovvero il progetto di una Comunità che non si siede sugli allori ma ravvisa nei Mondiali un'occasione per crescere. Sportivamente e culturalmente. Per questo la candidatura di Cortina è tanto forte" ha concluso. "Per questo è il momento di crederci fino in fondo".
Intanto, cresce l’ottimismo. Valle è da poco tornato dalla finale di Coppa del Mondo in Svizzera e le notizie che porta in Italia sono incoraggianti. "L'atmosfera internazionale che si respira attorno alla candidatura di Cortina ai Mondiali di Sci Alpino del 2019" ha detto facendo il punto sui contatti con gli esponenti dello sport mondiale "è propizia. Siamo credibili, abbiamo dato prova di saper organizzare grandi appuntamenti internazionali come le 4 gare della Coppa del Mondo femminile, i delegati Fis ci accolgono con molto calore". Quei delegati saranno chiamati a decidere, il 5 giungo 2014 a Barcellona, quale località verrà chiamata ad organizzare i Mondiali 2019.

«La Pec l’abbiamo inventata noi»

L'acronimo è Pec. E lo conoscono perfettamente tutti gli imprenditori, i professionisti e (teoricamente) le pubbliche amministrazioni. È la posta elettronica certificata: una casella e-mail disciplinata dalla legge (al pari di una raccomandata con ricevuta di ritorno) che garantisce l'autenticità del mittente e del contenuto. L'obiettivo dichiarato è quello di ridurre i costi postali a carico delle aziende e dello Stato e di rendere più facile la vita degli imprenditori e dei professionisti che devono comunicare con gli uffici pubblici. Dieci anni fa la Pec doveva essere una vera e propria rivoluzione, tanto che l'allora ministro dell'Innovazione Lucio Stanca l'aveva lanciata in pompa magna e il suo collega alla Pubblica amministrazione Renato Brunetta qualche anno dopo l'ha resa obbligatoria. A beneficiare della nuova tecnologia però non sono stati solo i professionisti e le imprese (anche se molti uffici pubblici non sono proprio così attrezzati e spesso, invece di facilitare le comunicazioni, si creano confusioni e contenziosi), ma anche Aruba, una delle più importanti aziende fornitrici di servizi internet del Paese, che ha venduto finora tre milioni e mezzo di caselle di posta elettronica certificata tra i 5 e i 40 euro per un giro d'affari di circa 20milioni. Tutto regolare? Pare di no. Perché, a sentire due ingegneri mestrini, Federico Renier e Pierluigi Virgili, il sistema di certificazione usato dalla posta elettronica venduta da Aruba l'avrebbero inventato loro e quindi almeno una parte di quei soldi dovrebbero finire nei bilanci della loro società, la piccola Kp Twelve. La faccenda però sembra avere risvolti un po' più complessi di un'eventuale e semplice violazione della legge sulla proprietà intellettuale. Nel 2001, dopo avere regolarmente depositato e registrato all'ufficio brevetti il sistema di certificazione della posta elettronica e fatto richiesta per l'estensione del brevetto a livello europeo, i due allora giovanissimi ricercatori (che non avevano soldi per fare grandi investimenti) avevano inviato tutto il pacchetto con le specifiche tecniche all'Ibm e ad altre società informatiche per sviluppare l'applicazione del progetto. Nella sede dell'Ibm ci sono anche andati di persona. Hanno fatto alcuni incontri con i vertici del colosso informatico fino a quando non sono stati liquidati con un fax: «La nostra società non è interessata a sviluppare il vostro brevetto». Niente da fare, insomma. Fino al 2005. Quell'anno, precisamente l'11 febbraio, l'ex amministratore delegato dell'Ibm Lucio Stanca, nominato al vertice del ministero dell'Innovazione da cui dipendeva l'ufficio brevetti, presenta la legge sulla posta elettronica certificata in cui sono descritte nel dettaglio il tipo di verifiche da fare per assicurare l'autenticità del mittente e del contenuto. E qui i due ingegneri mestrini saltano sulla sedia due volte: una prima volta perché il sistema di certificazione descritto dalla legge (cioè quello voluto dal governo italiano) coincide perfettamente con quello che hanno brevettato loro, una seconda volta perché a produrlo non è la loro società, bensì un'altra: il gigante Aruba. Renier e Virgili però si riprendono subito dal colpo. Fanno due conti di quanto spetterebbe loro (diciamo qualche milione di euro) e scrivono una lettera di fuoco al colosso dei servizi informatici, allegando la documentazione del brevetto che a quel punto è stato riconosciuto anche in tutta Europa. Aruba però risponde picche: «Non stiamo usando il vostro brevetto. Arrivederci». La vicenda quindi finisce in tribunale a Venezia. «Nonostante ci fosse un brevetto depositato e registrato, il ministero che aveva in capo la responsabilità dei brevetti ha elaborato una normativa che ha scopiazzato il sistema di Renier e Virgili. Aruba lo ha poi commercializzato», dicono gli avvocati Alessio Vianello e Lorenzo Boscolo, che assistono i due ingegneri. Aruba, ovviamente, si è opposta, I giudici però, carte alla mano, hanno ritenuto plausibile la causa e quindi l'hanno accolta. Ora inizia lo scontro in tribunale tra gli ingegneri mestrini e il colosso informatico. (Corriere del Veneto)

giovedì 27 marzo 2014

Le bambine invisibili

Questa storia potrebbe intitolarsi la storia delle sorelline invisibili. Si chiamano Uma e Maya, hanno sette e cinque anni e sono bambine in carne e ossa. La storia, per fortuna ma neanche tanto, è un storia di finzione, nel senso che è stata sceneggiata da un gruppo televisivo per una specie di Candid Camera. Siamo in un centro commerciale di Londra, vicino a Victoria Station, in un sabato mattina, orario di punta. Le due sorelline vengono lasciate sole in mezzo alla folla immensa degli acquirenti. Devono fingere di aver perso la mamma, Uma stringendo al petto un pupazzo rosa, Maya, la più piccola, succhiando il pollice, guardandosi intorno spaurita e chiedendo aiuto. La madre, in realtà, si nasconde dietro un pilastro per vedere se qualcuno offre loro un soccorso alle figlie, ma non è lei la persona invisibile, sono le due bambine sperdute. In venti minuti si contano 615 passanti, ma solo una donna si ferma per aiutare le piccole. È Perl Pitcher, una signora sulla settantina, con una borsetta in mano, che si china a chiedere se per caso c’è qualcosa che non va. Gli altri passano via rapidi, come se nulla fosse, come se Uma e Maya fossero invisibili. La madre non crede ai suoi occhi. Se la scena non fosse stata preparata da una troupe televisiva, per un sondaggio sociologico, sarebbe drammatica. Forse lo è ugualmente: i clienti aggirano i due piccoli ostacoli viventi senza lasciarsi distrarre, e si affrettano a fare i loro acquisti. Ammettiamo pure che la folla del sabato mattina, in un non luogo per antonomasia com’è il centro commerciale metropolitano, non si trova nelle condizioni migliori per entrare in relazione con l’altro, con gli altri. Non c’è bisogno di richiamare il famoso saggio di Marc Augé, dove si studiano quegli spazi di passaggio in cui il solo scopo è impossessarsi, a gran velocità, dell’oggetto di consumo per tornare a casa rasserenati. Mettiamoci pure il fatto che le due bambine non saranno state interpreti perfette del ruolo di figlie abbandonate loro assegnato dalla «fiction» televisiva. Mettiamoci tutto, persino l’iper-cautela (politicamente corretta) di non apparire maniaci travestiti da soccorritori. Ma… Qualche anno fa un cadavere era rimasto disteso, per ore, sotto un ombrellone del lungomare di Napoli mentre alcune signore si spalmavano la crema sulle spalle, un gruppetto di uomini chiacchierava nella totale tranquillità, altri continuavano a prendere la tintarella o a leggere indisturbati sulla sdraio. Quanti clochard in agonia ignorati sui marciapiedi delle nostre città, quanti pedoni investiti da «pirati» fuggiti via sinceramente convinti di non aver neanche sentito il botto. Alla vigilia di Natale del 2010 un Uomo invisibile, fermo sulla corsia d’emergenza della A1 per verificare il guasto del suo furgone, era stato travolto da un camion e trascinato sull’asfalto per 90 chilometri. C’era un tempo in cui i vivi dovevano lottare con i fantasmi dei morti che volevano rendersi testardamente visibili al mondo, ora i vivi appaiono invisibili ai vivi. Una percezione sovvertita ci fa reagire immediatamente agli evanescenti impulsi virtuali e ci lascia imperturbati di fronte alla realtà in carne e ossa. Ma ci sono parole sufficienti quando in una società diventano invisibili persino i bambini?

http://27esimaora.corriere.it/articolo/le-bambine-invisibili-e-quellaiuto-negato-da-614-passanti/

Google si affida all'italian style

Google si affida all'italian style per rendere più 'cool' i nuovi occhiali Google Glass: per questo ha raggiunto un accordo con Luxottica, leader mondiale nel settore del design, della produzione e della distribuzione di occhiali sportivi e di lusso. Insieme il gruppo bellunese di Leonardo Del Vecchio e Big G lavoreranno alla nuova generazione di occhiali ipertecnologici, e l'azienda di Agordo metterà in campo tutta la sua esperienza coinvolgendo anche i due marchi più famosi del gruppo: Ray-Ban e Oakley. «Si tratta di una collaborazione strategica di ampia portata - si legge nella nota congiunta dei due gruppi - per creare insieme dispositivi indossabili innovativi e iconici». Per raggiungere questo risultato - si spiega - «le due aziende formeranno una squadra di esperti dedicati a design, sviluppo, strumentazione e ingegneria dei prodotti Glass», cercando di unire «moda e lifestyle all'innovazione tecnologica». Insomma, una sfida affascinante sia per il gigante di Mountaiun View, che punta a superare tutti i dubbi attorno al suo prodotto, sia per Luxottica: «Siamo entusiasti di questa partnership e orgogliosi di essere ancora una volta i pionieri nell'industria dell'eyewear», ha commentato Andrea Guerra, Ceo del gruppo italiano quotato anche a Wall Street. Le due aziende non partono da zero. La loro collaborazione - ora ufficializzata - è partita almeno un anno fa. E l'intesa giunge dopo quella di gennaio con cui Google ha iniziato a lavorare insieme a Vsp Global, colosso nel settore delle lenti, per fornire lenti da vista e montature adatte alle funzioni dei Google Glass. Ma anche per realizzare corsi di formazione per gli ottici che dovranno installare i congegni. «Qui c'è un problema di moda molto più che un problema legato alla tecnologia», ha detto Astro Teller, responsabile di Google per il progetto dei Google Glass: «Bisogna convincere le persone a indossare un computer sul loro viso». «Pensiamo - ha aggiunto Guerra - che sia giunto il momento di unire le competenze, il know-how e la forte attenzione alla qualità del prodotto che ci caratterizzano con l'altissima competenza tecnologica di Google per dare vita a una nuova generazione di dispositivi rivoluzionari».
Gazzzettino.it

mercoledì 26 marzo 2014

Crozza e il referendum in Veneto

Barletta ricorda Mennea

Dal 21 marzo un busto nell’atrio della stazione di Barletta, sua città natale, ricorda il più grande velocista e recordman italiano della storia, Pietro Mennea. 

E’ stato svelato nel corso della commemorazione celebrata ad un anno dalla sua scomparsa. L’opera testimonia, ancora una volta, la riconoscenza e l’affetto che il Gruppo FS Italiane riserva alla “Freccia del Sud”. 

Presenti alla cerimonia, il Sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, e i rappresentanti di Rete Ferroviaria Italia, Leonardo del Grosso, Patrizia Dicuonzo e Antonio Vacca. 

Esattamente un anno fa il Gruppo FS Italiane decise di intitolare al campione olimpico il primo Frecciarossa 1000, nuovo simbolo dell’alta velocità italiana da 400 km all’ora. 

Frecciarossa 1000 sarà il binomio della velocità e dell’eccellenza italiana. Questa nostra scelta è una dimostrazione di riconoscenza e di affetto per chi con il suo impegno, la sua serietà, la sua professionalità e le sue qualità ha dato lustro internazionale al nostro Paese , queste le parole con cui l’AD di FS Italiane, Mauro Moretti, motivò la decisione. 

martedì 25 marzo 2014

L’evoluzione della macchina da presa


SOC 2014 - The Motion Picture Camera: Past, Present and Future from Jery October on Vimeo.
L’evoluzione della macchina da presa nella storia del cinema, in un video di Jery October.

Fonte: ilpost.it

Stevie Wonder al Summer Festival di Lucca





Stevie Wonder si esibirà, domenica 20 luglio alle 21,30, al Lucca Summer Festival per la sua unica data italiana. Nella città toscana, in piazza Napoleone, la storica voce soul presenterà uno spettacolo che comprenderà una selezione dei brani più famosi del suo repertorio. Stevie Wonder è una delle figure-cardine della black music ed è fra i musicisti più influenti e premiati della musica contemporanea. Oltre 100 milioni di album venduti nel mondo, 25 Grammy Awards, un Golden Globe, un Oscar nel 1984 per la canzone 'I just Called To Say I Love You' per il film 'The Woman In Red'. Inoltre una impressionante lista di riconoscimenti di alto profilo fra cui il 'Library of Congress Gershwin Prize', nel 2009, insignito dall' Ordine Nazionale delle Arti e delle Lettere in Francia nel 2010.

lunedì 24 marzo 2014

Alcolismo, “terapia soft”

Alcolismo, arriva una “terapia soft”, psicologica e farmacologica, per combatterlo.
 L'hanno messa a punto gli psichiatri del Policlinico gemelli di Roma e prevede che la bottiglia venga tolta gradualmente per invogliare anche gli alcolisti più spaventati all'astensione completa immediata.

Denominato «trattamento riabilitativo integrato di supporto psicosociale», si tratta di un approccio in cui la etrapia farmacologica anti-alcol (con Nalmefane, un nuovo farmaco che aiuta l'alcolista a ridurre il consumo) si affianca alla psicoterapia, che contribuisce alla riduzione del consumo di alcolici, in vista del raggiungimento di un'astensione completa dalla bottiglia.
''Si tratta di un approccio del tutto nuovo e senza eguali - spiega Luigi Janiri, Responsabile della Sub-Unita' Alcologica del Day Hospital di Psichiatria e Farmacodipendenze del Gemelli - messo a punto da noi sulla base delle ultime ricerche nel campo dell'alcolismo''. Il paziente, in tal modo, verra' accompagnato verso una maggiore consapevolezza sia del disturbo sia di uno stato di salute psico-fisico migliore, grazie alla riduzione del consumo alcolico, accrescendo la motivazione al cambiamento. E' una novita' assoluta nel campo del trattamento dell'alcolismo: ''nello specifico - aggiunge Janiri - non ci risulta che altri ospedali italiani abbiano dei gruppi di trattamento psicosociale volti alla riduzione del consumo alcolico come step terapeutico intermedio in vista della completa astensione. Il farmaco Nalmefene e' stato immesso in commercio solo nel settembre 2013 e quindi ancora non sono stati organizzati interventi integrati cosi' complessi che comprendano l'assunzione del farmaco congiuntamente a una terapia psicosociale di gruppo''. L'idea e' di somministrare il farmaco e allo stesso tempo di inserire il paziente in gruppi di trattamento psicosociale mirati all'aderenza al trattamento e alla riduzione progressiva del consumo di alcol in vista del raggiungimento di un'astensione completa. Si rivolge in particolare a quegli alcolisti la cui dipendenza e' moderata e che non sono in grado di raggiungere un'astensione completa sin dall'inizio del trattamento. 
 Nel Lazio il 15,6% delle persone risulta consumatore di alcol a rischio, cioè che consuma un quantitativo maggiore di 4 unità alcoliche/die (48 gr di alcol al giorno, equivalente a ca. 500 ml di vino/die e un litro e 320 ml di birra/die). L’obiettivo finale del trattamento integrato con l’intervento psicologico e con il Nalmefene è far aderire al trattamento riabilitativo quelle persone che, sottovalutando i rischi dell’abuso alcolico sfuggono alla considerazione di se stesse come portatrici di un grave problema clinico soggettivo, ma anche sociale.

Al servizio si può accedere con prenotazione telefonica (06 3015.4122) dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 14 o mandando un'e-mail a segreteriadh@lapromessa.it

El Kamina, il pick-up alimentato con la legna




 Operazione bizzarra di un imprenditore e politico finlandese, che ha modificato un vecchio pick-up convertendolo per farlo funzionare con il gas del legno. L'impresa - riportata dal sito Gas2 - era già evocata dal nome del modello del pick-up, uno Chevrolet 'El Camino' del 1987 che Juha Sipila, così si chiama l'imprenditore, ha ribattezzato in El Kamina, visto che in finlandese la parola "Kamiina" significa "stufa".

domenica 23 marzo 2014

Invecchiare non è una condanna: lo spot britannico

"Non c'è cura per la vecchiaia perché invecchiare non è una malattia"

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Super colonnina per la ricarica

Arriva in Italia la prima 'super' colonnina di ricarica per l'auto elettrica, capace di fare il pieno a tre veicoli contemporaneamente e in modo ultra rapido. La prima sperimentazione in Italia sta per essere avviata da Eni nella città di Pomezia, come annunciato oggi in occasione di un convegno sulla mobilità elettrica organizzato dalla società Rse (Ricerca sul Sistema Energetico) e dal Comune di Milano.

''Si tratta del primo test in Italia di una colonnina multistandard e multiutente capace di ricaricare fino a tre vetture contemporaneamente in modalità ultra veloce'', afferma Alessio Torelli, direttore Retail e Smart Mobility di Eni. Questo nuovo dispositivo dà ''la possibilità di ricaricare fino all'80% della batteria in circa 15 minuti - aggiunge - una sosta che riteniamo accettabile dal punto di vista dell'utente''.

La sperimentazione che sta per essere avviata a Pomezia sarà un importante banco di prova. ''E' un test a cui teniamo molto - sottolinea Tonelli di Eni - perché ci darà indicazioni molto importanti sulla reale fruibilità di queste nuove tecnologie e ci consentirà di capire come farle evolvere in futuro grazie all'interazione diretta con i clienti''.

 ansa.it

sabato 22 marzo 2014

The Answer


The Answer - Animated Short Film from Xin Zhao on Vimeo.


"La risposta" è un film breve di un uomo che cerca di liberarsi la barba mezza rasata dopo il suo rasoio rotto durante la sua preparazione per una data imminente. Dopo aver provato tutto quello che poteva pensare, la soluzione gli appare dopo la lettura di un libro misterioso chiamato The Answer

...cambiare il mondo

Se pensi che possa cambiare il mondo ti sbagli alla grande. È già tanto se mi cambio le mutande



-Caparezza, Abiura di me-

venerdì 21 marzo 2014

La laurea «breve»? Non esiste

Aiuto, ci si è allungata la laurea breve! Altro che i tre anni previsti dalla riforma Berlinguer: per diventare dottori oggi ci vogliono in media 5 anni e un mese. In media. Il che vuol dire che siccome c’è anche chi si laurea in corso (uno studente su tre, per la precisione), gli altri due terzi ci mettono ben di più: sei, sette anni solo per portare a termine il primo ciclo che, per competenze acquisite, non è certo paragonabile alle lauree del vecchio ordinamento. E comunque, pur fuori corso, parliamo di pochi fortunati: il tasso di abbandono è infatti pari al 40%. Sono questi solo alcuni dei dati, i più eclatanti, contenuti nel rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca presentato oggi a Roma dall’Anvur, l’ente di valutazione degli atenei italiani. Vediamoli nel dettaglio.

Matricole allo sbando Per tre studenti su dieci il primo anno è un anno buttato via: il 15% delle matricole rinuncia del tutto al sogno della laurea; un altro 15% si accorge di aver “toppato” strada ma ci riprova iscrivendosi a un altro corso universitario. Un dato drammatico che mostra la difficoltà del passaggio scuola-università: da qui l’importanza, anzi l’urgenza, di potenziare l’orientamento negli ultimi anni di scuola superiore.

 Lauree triennali contro lauree a ciclo unico In controtendenza, i dati relativi alle lauree a ciclo unico ad accesso programmato, in particolare Medicina. Qui il tasso di abbandono dopo il primo anno è bassissimo (l’8,6%) mentre in facoltà aperte a tutti, ma a basso tasso motivazionale, come Sociologia e Scienze Politiche, si aggira attorno al 20 per cento. Decisamente migliore anche il tempo di percorrenza medio per il conseguimento del titolo a 6 anni (7 anni e 4 mesi) con una percentuale di fuoricorso pari al 33,4% (contro il 42% delle lauree triennali). Un argomento a favore del numero chiuso pensato non già come uno strumento crudele di selezione darwiniana ma come un modo per orientare i ragazzi nella scelta dell’università. Se ti prendi la briga di studiare duro per passare il test di medicina è facile che la tua motivazione (e anche la preparazione di base che hai dimostrato di possedere) ti porti avanti negli studi.

 Forbice Nord-Sud In generale il sistema universitario italiano, come già quello scolastico, si caratterizza per una chiara frattura fra Nord e Centro-Sud. Al Nord ci sono sensibilmente meno abbandoni dopo il primo anno (12,6% contro il 17,5 del Sud) e il percorso è più spedito: «solo» 4 anni e mezzo per la laurea triennale (al Sud ci mettono un anno in più!). Dati speculari per i laureati in corso: al Nord va decisamente meglio (più di quattro su dieci), mentre al Sud sono delle vere e proprie mosche bianche (poco più di due su dieci). Il che spiega, almeno in parte, la fuga dagli atenei del Sud degli studenti meridionali più volonterosi (e con più mezzi): uno su 4 si iscrive in un ateneo del Centro o del Nord.

 Lauree magistrali Solo uno studente su due (il 55%) , terminato il primo ciclo decide si iscriversi alla laurea magistrale, ma anche in questo caso i dati variano moltissimo a seconda del corso di laurea: nel caso di Matematica e Fisica il tasso supera l’80%, il che vuol dire che la laurea triennale è (quasi) carta straccia. Al Sud poi la percentuale è sensibilmente più alta che al Centro e al Nord (60,3% contro 50,9% e 52,5%): il sospetto è che la scelta sia condizionata più che dalla forte motivazione a proseguire gli studi, dalla mancanza di opportunità di lavoro. In generale, gli iscritti alle lauree specialistiche “corrono” di più (in media ci mettono 2 anni e 8 mesi per compiere il percorso biennale) e hanno un tasso di successo maggiore.

 Prima e dopo la riforma Nell’ultimo decennio, dalla riforma Berlinguer in poi, il numero dei laureati è salito considerevolmente, passando da 161 mila nel 2000 a 210 mila (magistrali esclusi) nel 2011. Ma lo scarto con i nostri vicini (e rivali) europei non si è ridotto: 22,3% di laureati tra i 25-34enni contro una media Ue del 35,3%. Nel tentativo di spiegare le ragioni del ritardo italiano il rapporto Anvur si sofferma su due “anomalie” del nostro sistema. Primo, la scarsa attrattività delle nostre università per gli adulti: i cosiddetti immatricolati «maturi», quelli con almeno 25 anni, sono appena l’8% del totale contro un valore Ue del 17% . A disincentivarli, ha contribuito anche il drastico ridimensionamento degli incentivi per gli studenti lavoratori imposto dall’ex ministro Mariastella Gelmini (che ha quasi azzerato la possibilità di riconoscere i crediti formativi maturati sul luogo di impiego). E poi la mancanza di corsi universitari a carattere professionalizzante (la cosa più simile da noi sono le scienze infermieristiche) che altrove, in particolar modo nell’altro grande Paese manifatturiero dell’Unione, la Germania, fanno la parte del leone. Ma, a voler ben vedere, un’altra «anomalia» è quella della spesa pubblica per l’università: il confronto con la media Ocse è impietoso (-3o% in rapporto al numero degli studenti, -37% in rapporto al Pil). Dal 2009 a oggi i tagli ammontano a 1 miliardo. Tra le ricadute più drammatiche, quella sul diritto allo studio. Le borse a favore di studenti privi di mezzo scarseggiano sempre di più: il tasso di copertura è passato dall’86% a un drammatico 69%. E questo sicuramente pesa sul calo (percentuale) di immatricolazioni degli ultimi anni.

 Dopo la laurea Nonostante le difficoltà strutturali e congiunturali, la laurea continua a offrire migliori prospettive occupazionali e migliori guadagni del diploma, anche se il vantaggio relativo è minore che in altri Paesi europei. Un dato interessante, segnalato dal rapporto Anvur, è quello relativo alla differenza fra redditi da lavoro dipendente e autonomo: mentre nel primo caso il vantaggio si attesta per i laureati attorno al 25%, nel secondo si è quasi annullato. Una spiegazione possibile potrebbe risiedere nella forte incidenza di forme di lavoro atipico come collaborazioni e contratti a progetto, particolarmente diffuse nelle professioni intellettuali.

La ricerca Se già i soldi per l’università son pochi, quelli per la ricerca sono ancora meno. Si è detto e ridetto che a pesare negativamente è soprattutto la scarsità di investimenti privati: un misero 0,52% del Pil, la metà della media europea e lontano anni luce dall’1,8% della locomotiva tedesca. Ma il rapporto ci tiene a sottolineare quanto pesino anche i pochi decimi di punto di scarto fra spesa pubblica italiana e media Ocse (0,52% del Pil contro una media Ocse dello 0,7%). In termini percentuali è pochissimo, ma in termini assoluti corrisponde a tre miliardi di euro, cioè circa un terzo del finanziamento pubblico totale.

 Il turnover dei docenti In chiusura, un ultimo dato allarmante: quello relativo al numero dei professori. Tra il 2008 e il 2013, in seguito al blocco del turnover, il corpo docente (che a partire dalla riforma dei concorsi del 1998 aveva attraversato una lunga fase di espansione) si è ridotto del 15%, tornando sui livelli di inizio anni 2000. Se i docenti manterranno la stessa propensione al pensionamento osservata nell’ultimo anno, tra il 2014 e il 2018 si ritireranno oltre 9.000 docenti di ruolo. Con numeri simili, sarà necessaria l’immissione in ruolo di un gran numero di docenti (circa 1.800 all’anno) a meno di non voler mettere a repentaglio l’assolvimento del carico didattico (e di ricerca) e la tenuta dell’intero sistema universitario.

Orsola Riva - Corriere.it

Parroco lancia App per Vangelo

La Parrocchia della SS Annunziata di Sturla ha lanciato un'applicazione "per accompagnare tutti i fedeli nella propria giornata e per avvicinare i giovani". Le principali funzioni sono: il collegamento al vangelo della domenica e del giorno; la presentazione storico ed artistica della Chiesa; gli orari della Messa; la sezione notizie dove vengono pubblicate tutti gli eventi della parrocchia; la possibilita' di chiedere una preghiera e di fare una piccola donazione. A presentarla è stato oggi il parroco, Valentino Porcile, tramite il proprio profilo Facebook invitando tutti i suoi contatti a scaricare gratuitamente la nuova App della sua parrocchia. Don Porcile, molto conosciuto a Genova, è da tempo impegnato nella pastorale anche a livello mediatico. E' presente su Facebook, YouTube e su Twitter. "Si potrà guardare anche il videocommento del vangelo domenicale e anche, se vogliono, scrivere una preghiera. "E' un idea che nasce per andare più vicino alla gente - spiega Don Valentino - Ci abbiamo lavorato diversi mesi e abbiamo cercato il sistema più semplice per andare incontro alla gente. Inoltre questo è un metodo economico. Ormai tutti hanno internet in tasca e con questa app possono leggere o ascoltare il Vangelo in ogni momento".

giovedì 20 marzo 2014

SitoAffidabile.it

Il progetto di SitoAffidabile.it è molto molto ambizioso: recensire e catalogare la maggior parte dei siti web di commercio elettronico operanti nel territorio italiano consigliando quelli affidabili e sicuri e isolando quelli truffaldini e fraudolenti. Tra le sue pagine puoi trovare: - Consigli pratici su come riconoscere siti affidabili ed evitare quelli potenzialmente pericolosi; - Recensioni sui maggiori siti web operanti in Italia con una descrizione ed una valutazione del loro grado di affidabilità. - Prove di acquisto. SitoAffidabile.it prova degli acquisti fingendosi un normale acquirente e descrive la sua esperienza in termini di servizi, diritto di recesso, cambi merce. Insomma, prima di dare il tuo numero di carta di credito ad un sito web, informati su SitoAffidabile.it per sapere se stai facendo la cosa giusta. Il servizio è aperto al contributo ed alle segnalazioni degli utenti.

Halfbike

Unire in un solo movimento quelli di ciclismo e corsa: Halfbike è un mezzo per le brevi distanze che si guida grazie a pedali e manubrio ma che è del tutto privo di sellino. Come fosse una "mezza bicicletta", appunto. Il progetto è sbarcato su Kickstarter e gli inventori assicurano si tratti di un veicolo "leggero, ecologico, compatto e semplice", ideale per muoversi in città e per portarlo con sè ovunque. "Tutto è iniziato dalla mia passione per ottimizzare le cose e dal mio amore per le biciclette - spiega Martin Angelov - Per i prototipi ho usato vecchie bici e pezzi abbandonati nel sottotetto. Dovevo trovare la posizione migliore e meno faticosa per il pilota. E alla fine ce l'ho fatta, sono arrivato al brevetto che presto spero di trasformare in un veicolo pronto per il mercato"


 
Halfbike from kolelinia.com on Vimeo.

mercoledì 19 marzo 2014

Parco degli Alberi Parlanti

Non ''un semplice lunapark ma un luogo di esperienze conoscitive legate al mondo in continua evoluzione di bambini e ragazzi. Ci relazioniamo con l'impatto della tecnologia e dei media nella loro vita, ma gli offriamo allo stesso tempo la possibilità di stare in mezzo alla natura, di correre in un prato o arrampicarsi su un albero''. Così Sergio Manfio, cocreatore con il fratello Francesco del Gruppo Alcuni, descrive la filosofia alla base del Parco degli Alberi Parlanti, che hanno inaugurato nel 2008 a Treviso. Un mondo pensato, come tutta la loro attività, per i più piccoli. Gli 'Alcuni' infatti, nascono nel 1973 come compagnia teatrale e in 40 anni all'esperienza sul palcoscenico, hanno unito quella di casa di produzione di programmi televisivi venduti in tutto il mondo come Ciak Junior e cartoon amatissimi come Cuccioli, che stanno per tornare con un nuovo film, Cuccioli: Il paese del vento, in uscita il 27 marzo. Nel parco, visitato ogni anno da 50mila bambini, sono a disposizione percorsi (quasi esclusivamente a ingresso libero o con un biglietto dal costo molto ridotto), sempre guidati da animatori, che introducono al mondo delle immagini, tra precinema e cartoon, alla scoperta dei quattro elementi, acqua, aria, fuoco, terra, delle macchine e dello studio di Leonardo o di draghi, dinosauri e animali estinti. Viaggi che si arricchiscono, da una stagione all'altra di nuove esperienze (dal 3 al 13 aprile, ad esempio si riaprirà la 'Settimana della scienza', con attività come di consueto, pensate, per diverse età), come le favole avventurose che portano i bambini fra le ricchezze naturalistiche del bosco o il 'Planetario comete'. ''Esisteva un grande parco in rovina alla periferia di Treviso e il comune ha indetto un bando per farne un luogo dedicato ai bambini, con strutture di ospitalità. Abbiamo partecipato e abbiamo vinto - spiega Manfio -. Sarebbe stato assurdo cercare di scimmiottare famosi parchi come quelli della Disney. Abbiamo puntato invece a farne un luogo per un'esperienza unica, capace di abbinare in armonia gioco, scoperta e elementi didattici''

 



Da un post di

Dannate nuvole




Un pò triste e malinconica...

martedì 18 marzo 2014

Trenitalia: per la Festa del Papà si viaggia in due al prezzo di uno

Con le Frecce in due al prezzo di uno, in occasione della Festa del Papà.  

Il 19 marzo Trenitalia propone il biglietto “Speciale 2x1” per viaggiare in due al costo di un solo biglietto Base. Un’occasione per trascorrere il giorno dedicato ai papà nelle città d’arte del Belpaese come Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli o Lecce, potendo contare su 87 collegamenti quotidiani Frecciarossa, 58 Frecciargento e 86 Frecciabianca

Basterà acquistare il biglietto “Speciale 2x1” nei livelli di servizio BusinessPremium e Standard del Frecciarossa o in 1a e 2a classe su Frecciargento e Frecciabianca, e su tutti gli altri treni del trasporto nazionale. 

I biglietti per la Festa del Papà sono in vendita fino alla mezzanotte del 18 marzo sul sito web di Trenitalia, nelle biglietterie di stazione, alle self service, nelle agenzie di viaggio abilitate o telefonando al call center 89 20 21. 

Tutte le informazioni su Trenitalia.com.

Università: Venezia, 'alloro' digitale

Addio ai vecchi storici verbali cartacei. L'Università Ca' Foscari di Venezia introduce il verbale digitale al momento della laurea: i componenti di commissione leggono la tesi dai tablet e un pc portatile è disponibile per consultare la carriera dello studente e decidere il voto finale. Il verbale di laurea, cioè il "librone" con tutta la carriera universitaria dello studente diventa dunque un documento elettronico con la firma digitale del presidente che chiude così, senza ulteriori passaggi agli uffici, la carriera universitaria del giovane. L'innovazione abbatte i consumi di carta e riduce i tempi di attesa degli studenti. Il neolaureato potrà dunque stampare fin da subito il certificato di laurea. È questa l'ultima novità dell'Università di Venezia nel campo dell'innovazione digitale, avviata in via sperimentale nelle scorse settimane con le lauree magistrali di area umanistica e quelle triennali di area scientifica. Dalla prossima sessione estiva di laurea verrà adottata a regime. L'ateneo veneziano è la prima università ad aver introdotto questo sistema. «Dopo l'introduzione della tesi e del libretto digitali, oltre tre anni fa - sottolinea il Rettore Carlo Carraro - Ca' Foscari prosegue sulla strada dell'innovazione per semplificare i servizi agli studenti, il lavoro degli uffici e ridurre il consumo di carta. Siamo soddisfatti di questo ulteriore passo avanti che si inserisce in un percorso più vasto sul tema della sostenibilità e dell'innovazione».

lunedì 17 marzo 2014

#DearFutureMom (Cara futura mamma)

#DearFutureMom (Cara futura mamma) è la campagna di sensibilizzazione lanciata per la Giornata mondiale sulla sindrome di Down del 21 marzo. Uno spot toccante, promosso dal Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di Down (CoordDown), diretto da Luca Lucini e realizzato in collaborazione con l'agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi. Quidici attori e attrici con sdD, provenienti da tutta Europa, rassicurano una futura mamma, preoccupata per il futuro del figlio in arrivo. "La felicità di un genitore passa attraverso la felicità dei figli - si legge sul sito del CoorDown - ma il benessere di un figlio con sindrome di Down dipende anche dall'inclusione nella società e dalla possibilità di esercitare i propri diritti: una scuola di qualità, il giusto numero di ore di sostegno, i necessari interventi riabilitativi precoci, l'opportunità di trovare un lavoro, come chiunque altro. L'obiettivo della Giornata Mondiale è anche quello di diffondere una nuova cultura della diversità e una maggior conoscenza delle persone con sindrome di Down"



 

Abruzzo: firmato accordo per la valorizzazione dei tracciati ferroviari dismessi

Due milioni 945 mila euro per l’acquisizione di una porzione delle aree di risulta dell’ex tracciato ferroviario che ospiteranno la pista ciclopedonale prevista dal progetto della Via Verde della Costa dei Trabocchi e, quindi, il definitivo avvio al più importante progetto di sviluppo turistico regionale degli ultimi anni. E’ quanto prevede il documento sottoscritto a Rocca San Giovanni dal Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, dai Sindaci dei Comuni costieri e dai rappresentanti del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane SpA, tra cui il Direttore Centrale Finanza, Controllo e Patrimonio, Luigi Lenci, e l'Amministratore Delegato di FS Sistemi Urbani, Carlo De Vito. All’incontro hanno preso parte il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, On. Giovanni Legnini, il Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, gli Assessori regionali al Turismo, Mauro Di Dalmazio, e all'Agricoltura, Mauro Febbo, gli Assessori e i Consiglieri provinciali. L’importo concordato per l’acquisto della porzione delle aree di risulta dell’ex tracciato ferroviario corrisponde all’indennità di esproprio. Secondo il crono-programma aggiornato,entro maggio si procederà alla pubblicazione del bando per l’aggiudicazione dei lavori,che partiranno entro settembre e che si concluderanno entro un anno e mezzo dall'avvio. La restante parte delle proprietà ferroviarie dismesse che non saranno oggetto di esproprio, tra cui le vecchie stazioni, sarà concessa in comodato da FS Italiane a Provincia e Comuni per una durata di cinque anni a partire dal 2 agosto prossimo, con opzione di acquisto che sarà riconosciuta proprio a questi Enti. Il progetto in cifre: sono circa 40 i chilometri di tracciato interessati dai lavori, i fondi a disposizione del progetto ammontano a 15 milioni 200 mila euro assegnati alla Provincia e provenienti dai FAS, e 2 milioni 200 mila messi a disposizione dal Comune di Vasto, di cui 2 milioni assegnati dal Ministero dello Sviluppo Economico e provenienti dalla rimodulazione di risorse economiche destinate al Patto Trigno-Sinello e 200mila euro di fondi propri comunali. Grande soddisfazione è stata espressa da tutti i Sindaci e dagli amministratori comunali presenti, certi che l'opera sarà strategica per il rilancio dei territori attraversati.

 

domenica 16 marzo 2014

Adele Zara, Giusta tra le Nazioni

Adele Zara era forse l'unica donna di Oriago che fumava il sigaro, un toscanello che riusciva a procurarsi anche in tempi di tessere annonarie. Nel 1943, Adele Zara aveva sessantun anni, era vedova da tre anni, aveva sette figli, nuore e nipoti che abitavano quasi tutti con lei, in totale diciassette, a Palazzo Zara, che in realtà era una grande vecchia casa screpolata e senza riscaldamento e con un unico bagno sulla riva del naviglio Brenta. Adele Zara è stata proclamata “Giusta tra le Nazioni” il 25 febbraio 1996 dalla commissione dello Yad Vashem a Gerusalemme.
Era già morta nel 1969, ma il diploma è stato consegnato a “tutta” la famiglia Zara e il suo nome, quello di Adele, è stato inciso sulla parete di pietra che conserva memoria perenne dei Giusti che salvarono ebrei perseguitati.
Ma quella donna , «minuscola ma grande capostipite di casa Zara» vive in una memoria più vicina a noi, tra Mira e Trieste, nei ricordi della famiglia di Fulvia Levi ed ora anche in un libro che con la sua asciuttezza storica è pur in grado di commuovere. Un libro di storia, ma di storie umane, umanissime, che lo fa vivere oltre l'epoca raccontata.
L’ha pubblicato nelle settimane scorse la padovana Cleup, e vi hanno messo mano due ex sindaci di Mira (Oriago è una frazione di Mira, in provincia di Venezia), Pompeo Volpe e Michele Carpinetti, oltre a Fulvia Levi, Matteo Me'ir Pasqualetto, Silvio Zenatto e Lucia De Lorenzo Poz. In queste pagine lontane da ogni possibile retorica, la “salvazione” di una famiglia ebrea di Trieste, i Levi appunto: il padre Carlo, la madre Elisa Loly e la figlia Fulvia, allora tredicenne.
I Levi scappano da Trieste dopo l'8 settembre 1943, quando è chiaro che con la Repubblica Sociale e l'occupazione militare tedesca ricomincerà la caccia all'ebreo. Come puntualmente avviene, con le dichiarazioni di Mussolini e soprattutto con l'ordinanza n.5 del 30 novembre 1943, diramata dal ministro dell'Interno della Rsi, Guido Buffarini Guidi e controfirmata dal capo della Polizia, Tullio Tamburini: carabinieri e polizia hanno l'ordine di arrestare e internare in appositi campi tutti gli ebrei e di confiscare i loro beni.
Le autorità repubblichine di Venezia e Mira già il 10 dicembre forniscono le liste di nomi. Una parte della famiglia Levi riesce a riparare in Svizzera, ma Carlo, Elisa e Fulvia lasciano Trieste per le campagne di Aquileia, prima, poi si rifugiano a Venezia che però non è sicura.
C'è un conoscente, ad Oriago, e arrivano lì. Qualche giorno in una locanda, poi vengono indirizzati ad Adele Zara. Quando Carlo torna dal colloquio con quella donna piccola, decisa, quasi burbera, ha gli occhi lucidi: «Abbiamo trovato un tetto».
Ma si sbaglia: hanno trovato una famiglia, protezione, disinteresse e affetto. I tre Levi resteranno a casa Zara fino alla fine della guerra, salvo brevi periodi nei quali la prudenza suggerì di spostarsi altrove, per timore di qualche possibile segnalazione. Sono mesi e mesi di batticuore ma di relativa sicurezza. «Adele, non so come, mi procurava della carne, quando caddi malata era lei a farmi le iniezioni». Tutto ruota attorno a quell'essere piccolo, deciso e febbrile.
Praticamente incollata alla sua bicicletta, va dove c'è bisogno di assistenza e il paese l'ama. E' probabilmente questa la “chiave” della salvezza dei Levi: nessuno li denuncia perché nessuno avrebbe denunciato Adele. Il libro non è solo la riconoscenza di Fulvia Levi, che dopo la guerra s'è data da fare perché ad Adele venisse riconosciuto il titolo di “Giusto delle Nazioni: il procedimento viene aperto l'11 febbraio 1995 e concluso un anno dopo.
Il libro è l'occasione per capire come l'emarginazione prima e la persecuzione poi degli ebrei venne vissuta nelle nostre terre. Pompeo Volpe, professore associato di Patologia generale all'Università di Padova, sindaco di Mira dal 2007 al 2012, si rivela storico accurato (ha già altri testi al suo attivo) e di respiro profondo con due interventi sulla persecuzione e la salvazione degli ebrei tra il 1938 il 1945 a Venezia e nell'entroterra veneziano e la memoria collettiva e la responsabilità degli italiani.
Ci sono i dati sulla presenza ebraica in Italia e nel Veneto, sulle deportazioni e l'operato di fascisti e nazisti, ma anche delle popolazioni locali. Uno spaccato di un momento storico e di una società sballottata tra le contraddizioni, in cui ignavia, eroismi, fanatismo si intrecciano a volte con aspetti paradossali. Si affronta l'ostico tema della delazione, quello altrettanto scomodo della “rimozione” : l'Italia del dopoguerra rimuove le proprie responsabilità per l'Olocausto e si autoassolve. Volpe, citando fior di autori e fatti precisi, dimostra che non fu così, che la correità con i nazisti fu patente, anche se conviveva a livello sociale, soprattutto dopo l'8 settembre, una rete di solidarietà molto estesa.
Ma era cambiato tutto, anche se nella Repubblica Sociale tutto sembrava come prima. Pagine vibranti, capaci ancora di commuovere, come si diceva, perfino nei discorsi ufficiali pronunciati a Trieste quel 15 dicembre 1996, quando venne conferita la medaglia di “Giusta tra le Nazioni” ad Adele Zara e un certificato ad Eraldo Zara.
(Paolo Coltro - La Nuova Venezia)
Il libro, che ha alcuni capitoli scritti in ebraico, s’intitola Adele Zara, Giusta tra le Nazioni (Cleup editore, 141 pagine, 18 euro) e attraverso documenti dell’epoca ricostruisce la storia di questa minuta infermiera veneziana e della famiglia ebrea che nascose per quasi due anni. Ma il saggio analizza anche sia la consapevolezza di scelte coraggiose in un contesto pericoloso, sia le responsabilità di società e istituzioni dell’epoca nei confronti delle comunità ebraiche perseguitate.

sabato 15 marzo 2014

Aborto e obiezione di coscienza: lanciata una petizione on line

Una petizione on line per vietare l'obiezione di coscienza per medici e farmacisti, nel rispetto della libertà di coscienza. E' stata lanciata sul sito www.change.org da Democrazia Atea ed ha già raccolto 600 firme. "Vogliamo che i medici - scrivono i promotori in una lettera-appello indirizzata anche al presidente della Camera, Laura Boldrini, a Pietro Grasso, presidente del Senato e al premier Matteo Renzi - nell'esercizio delle professioni sanitarie nelle strutture pubbliche non abbiano remore morali. Pertanto se la religione impedisce a un medico di praticare le trasfusioni di sangue come terapia lecita, sicuramente quel medico dovrà scegliere di non fare l'ematologo, mentre se la religione impedisce a un medico di praticare l'interruzione di gravidanza, quel medico potrà sempre scegliere di fare il dentista o l'ortopedico, non deve necessariamente fare il ginecologo, ovviamente se opera nella sanità pubblica". La libertà di coscienza e l'obiezione di coscienza, si legge ancora, "spesso sono confusi e sovrapposti e spesso anche da chi, per mestiere o per funzione, dovrebbe teoricamente essere in grado di conoscere le differenze tra l'uno e l'altro concetto". 

La libertà di coscienza è, per Democrazia Atea, "un diritto fondamentale inviolabile che trova la sua fonte nella Costituzione e nelle Convenzioni internazionali sui diritti fondamentali dell'uomo. Ognuno può legittimamente rifiutarsi di compiere un atto doveroso - si osserva - se dall'esecuzione di quell'atto ne possa derivare una lesione di diritti fondamentali inviolabili". Ma - osservano i promotori dell'iniziativa - con l'obiezione di coscienza invece non si denuncia alcuna incostituzionalità della norma che si intende disattendere e ciò che si invoca sono i personali convincimenti, politici o religiosi, attraverso i quali si ritiene di poter legittimare il proprio rifiuto. Quindi - concludono i promotori - nel caso della libertà di coscienza il rifiuto è motivato dalla lesione di diritti costituzionali, nel caso della obiezione di coscienza il rifiuto è motivato dalla lesione di convinzioni personali". (globalist.it)

Stop agli F35 nel 2014? Ecco quanto si risparmierebbe

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=55549&typeb=0&Stop-agli-F35-nel-2014-Ecco-quanto-si-risparmierebbe

giovedì 13 marzo 2014

Val Canali

Una giornata di marzo in val Canali, Fiera di Primiero...







A Pescara la prima “Green station” d’Abruzzo

Valorizzare, nella città di Pescara, la Stazione centrale come spazio fisico per offrire ai cittadini servizi e opportunità di incontro; proporre nuovi modelli di sviluppo del proprio territorio per renderlo più sostenibile, sano e attraente; contrastare i fenomeni di emarginazione sociale dei soggetti più deboli e favorire i processi di inclusione sociale e di accoglienza. Sono questi i principi alla base dell’intesa sottoscritta da Legambiente, Ferrovie dello Stato Italiane e Rete Ferroviaria Italiana per il recupero delle stazioni impresenziate in diversi territori in Italia, con progetti che abbiano finalità sociali d’interesse collettivo per la salvaguardia ambientale, per realizzare attività di protezione civile, per promuovere turismo educativo, naturalistico, storico e culturale, per la riscoperta culturale e per far crescere l’importanza di alcuni valori che i nostri territori conservano. Dopo Potenza, nasce quindi in Italia una nuova “Green station” a Pescara, primo esperimento lanciato in Abruzzo. Il protocollo d’intesa è stato firmato questa mattina nella stazione centrale del capoluogo abruzzese, in concomitanza della tappa del Treno Verde (in sosta fino all'11 marzo al binario 1), alla presenza di Rossella Muroni, direttrice generale Legambiente; Giuseppe Di Marco, direttore di Legambiente Abruzzo e Luciano Frittelli, direttore territoriale produzione Rete Ferroviaria Italiana. Rete Ferroviaria Italiana da diversi anni ha adottato una politica di sostegno e programmazione per iniziative sociali nelle aree ferroviarie, d‘intesa con l’associazionismo e gli Enti locali, allo scopo di migliorare la qualità della vita dei cittadini, la vivibilità delle stazioni e la qualità dei servizi ferroviari. Le stazioni non solo come luogo di transito, quindi, ma anche come casa di realtà associative, ricreative o di pubblica utilità, al servizio delle comunità locali. In Abruzzo, oltre al progetto GreenStations, RFI ha già concesso l’utilizzo gratuito dei locali non più funzionali all’attività ferroviarie nelle stazioni di Alba Adriatica e di Piano d’Orta, dove hanno trovato sede le rispettive Pro Loco ed altre realtà associative. Sono inoltre in via di definizione ulteriori contratti di comodato d’uso gratuito per le stazioni di Torre dei Passeri, Popoli, Tocco Castiglione, Palena, Montesilvano e Pettorano sul Gizio. L’esperienza di Pescara, così come quella già presentata di Potenza, sono esempi dei progetti GreenStations che Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiano intendendo promuovere in giro per l’Italia. Progetti che avranno come cuore pulsante quello di rivalorizzare in particolare spazi all’interno delle stazioni e snodi ferroviari, intesi non più come luoghi di arrivo e partenza ma sempre più come luoghi di incontro e socialità, oltre che di poli di attrazione urbana, centri di servizio sociali, ambientali e di mobilità collettiva. La cessione degli spazi di stazione non più funzionali alle attività ferroviarie a Enti Locali o associazioni no profit avviene attraverso contratti di comodato d’uso gratuito - definiti dall’articolo 1803 del Codice Civile - che permettono di destinare i locali ad attività di sociali, culturali e di assistenza (ad esempio per esposizioni artistiche, accoglienza turistica, protezione civile, vigili urbani, pro loco, ecc.). In cambio è richiesto che l’Ente o l’associazione si faccia carico della piccola manutenzione, della guardiania e della pulizia del fabbricato. In questo modo la collettività viene arricchita di strutture di servizio e si garantisce un “presenziamento indotto” della stazione, con positivi effetti anche in termini di qualità e decoro.

mercoledì 12 marzo 2014

Un test 'predice' l'arrivo dell'Alzheimer

Un test del sangue che 'predice' l'arrivo dell'Alzheimer quando non si hanno ancora sintomi. E' quanto ha individuato un gruppo di scienziati dell'americana Georgetown University che hanno pubblicato i loro risultati in uno studio apparso sulla rivista britannica 'Nature Medicine'.

L'esame permette di scoprire, con una precisione superiore al 90%, se una persona va incontro a una forma di demenza senile e di deterioramento cognitivo nei successivi 2-3 anni.

Questo dà modo di intervenire per tempo e contrastare la malattia in quei soggetti che l'hanno ancora a uno stadio 'latente' e non hanno sviluppato sintomi. Il test è in grado di identificare i 10 tipi di lipidi (grassi) che fungono da marcatori in grado 'predire' l'insorgenza della malattia.

L'esame sarà ora testato in studi clinici più ampi. (ansa.it)

PINK FLOYD - Learning To Fly (original video)

martedì 11 marzo 2014

Smartphone per diagnosi oculistiche

Con un semplice cellulare smartphone ed un dispositivo economico potremo inviare ai medici le immagini in alta risoluzione dei nostri occhi per una diagnosi. I dispositivi creati per catturare queste immagini sono due e a svilupparli sono stati i medici californiani della Stanford University che hanno pubblicato due articoli sulla rivista Journal of Mobile Technology in Medicine. I dispositivi saranno in grado di riprendere l’occhio sia nella parte anteriore che in quella posteriore. Il progetto, coordinato da David Myung co-autore degli articoli, è partito due anni fa ed aveva lo scopo di aumentare l’accesso ai servizi oculistici anche ai pazienti che, senza muoversi da casa, avessero avuto bisogno di cure mediche. 

"Adattare uno smartphone per fotografare l'occhio” ha detto Myung “ha il potenziale per rivoluzionare la cura del settore oftalmologico in particolare, aiuterà a fornire i servizi nei luoghi meno accessibili.” Secondo i medici potranno essere più frequenti i controlli e di conseguenza le cure saranno più efficaci specie nei pazienti con problemi agli occhi come i diabetici. "Una foto vale veramente più di mille parole", ha aggiunto Myung. Avere in tempo reale lo stato della condizione dell’occhio inoltre può aiutare anche i medici del pronto soccorso quando arriva un paziente vittima di un incidente d’auto con una lesione oculare. Le immagini ad alta risoluzione potranno essere immediatamente trasferite nella cartella clinica in una manciata di secondi per consentire ai medici di intervenire prontamente all’arrivo del paziente. Recentemente, un team dell'Università di Melbourne in Australia ha usato i due adattatori durante una missione di soccorso medico in Etiopia. 

“Gli oculisti - ha concluso Myung – si sono detti entusiasti dei risultati.” “Si tratta di una cosa interessantissima che ci permetterà di fare diagnosi a distanza,” commenta Corrado Balacco Gabrieli direttore del dipartimento di Scienze Oftalmologiche de La Sapienza Università di Roma. “si tratta di un ulteriore passo della telemedicina. Con questi dispositivi sarà possibile controllare, oltre che la parte esterna dell’occhio, anche lo stato di salute della retina.” I macchinari ospedalieri che servono a fotografare l’occhio costano decine di migliaia di euro e hanno bisogno di una formazione completa del personale per poterli utilizzare correttamente. Macchinari che non sempre sono presenti o disponibili. I due nuovi dispositivi potrebbero farli diventare inutili in quanto il loro costo di produzione si aggira intorno ai 65 euro ed in futuro il prezzo sarà ancora più basso. (ansa.it)

Musei Civici di Venezia: sconti e agevolazioni per i clienti Trenitalia

Sconti e agevolazioni per visitare i Musei Civici di Venezia riservati ai clienti di Trenitalia. 

L’accordo fra Trenitalia e MUVE prevede una riduzione sul prezzo del Museum Pass (18 euro invece che 24), la tessera con validità semestrale che consente l’ingresso alle collezioni permanenti dei Musei Civici di Venezia (non sono compresi Palazzo Fortuny, Torre dell’Orologio), e dà diritto a una riduzione del biglietto per le mostre temporanee. 

I clienti Trenitalia potranno anche acquistare a tariffa ridotta (valida per un’unica persona, anche senza il Museum Pass) l’ingresso alle mostre temporanee a bigliettazione indipendente, tra cui Léger. La città Contemporanea 1910 - 1930 (fino al 2 giugno), e le mostre allestite nell’ambito della rassegna Primavera a Palazzo Fortuny (dall’8 marzo al 14 luglio). 

Le agevolazioni sono valide per tutto il 2014 e ne possono beneficiare i soci CartaFRECCIA, i clienti Frecciargento eFrecciabianca in possesso di un biglietto per treni nazionali con destinazione Venezia (con data anteriore al massimo cinque giorni da quella di acquisto del Museum Pass o del biglietto per le mostre temporanee), e i viaggiatori con biglietto internazionale che abbia per destinazione una qualsiasi località italiana (sempre con data anteriore al massimo cinque giorni da quella di acquisto del Pass o del biglietto per le mostre temporanee). 

I clienti Trenitalia beneficeranno, infine, del passaggio diretto alla cassa veloce in biglietteria, per evitare eventuali file.

lunedì 10 marzo 2014

Da donna a uomo

Da donna a uomo in 47", lo spot per la parità dei sessi, realizzato dal Kommunal, sindacato dei dipendenti pubblici svedesi.

Il traffico privato strangola la Capitale

2 milioni e 800 mila auto su 2 milioni 700 mila abitanti con livelli di inquinamento acustico fuori controllo di giorno e di notte, è questa l’istantanea scattata dal Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, la campagna itinerante realizzata con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Mare. Il bilancio finale della quinta tappa del tour 2014 del convoglio ambientalista è stato presentato questa mattina in conferenza stampa da Lorenzo Radice, responsabile Politiche ambientali di Ferrovie dello Stato Italiane; Luca Ricciardi, responsabile laboratorio qualità dell’Aria di Italcertifer; Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente; Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio. Il monitoraggio è stato effettuato dal Laboratorio Mobile Qualità dell’aria di Italcertifer, per 72 ore consecutive, in Corso Sempione, all’altezza del civico 12, incrocio con Via Maiella. Oltre ai valori del PM10 e benzene, sono state raccolte informazioni sulle concentrazioni nell’aria di biossido di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo e ozono. Un ulteriore impianto fisso è stato allestito al civico 157 di viale Regina Margherita per monitorare l’inquinamento acustico. 
Da quest’anno il Treno Verde tiene sotto osservazione anche il PM 2,5 con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione anche sulla frazione di polveri più dannose per la salute e di pretendere che a livello europeo e nazionale siano adottati valori limite più stringenti e maggiormente idonei a tutelare la salute dei cittadini, fissando valori giornalieri o più a breve termine oltre il valore obiettivo come media annua attualmente vigente. I volontari del Treno Verde hanno condotto anche un monitoraggio itinerante grazie a uno strumento messo a disposizione da Italcertifer in grado di rilevare in tempo reale le concentrazioni nell’aria delle polveri sottili, simulando, quindi, i livelli di inquinamento che si “respirano” in movimento. L’esperimento è stato condotto dalle ore 11 alle ore 14 di giovedì 6 marzo da via Trionfale, passando per via dei Monfortani, via di Torrevecchia, via di Boccea, piazza Irnerio, via Baldo degli Ubaldi fino alla metro Valle Aurelia, facendo registrare tre medie orarie di PM10 pari 29 µg/m3 microgrammi al metro cubo nella prima ora, di 35 µg/m3 nella seconda e di 38 nella terza.
 È fortemente critica la soglia di rumore raggiunta: durante i periodi diurni i valori dell’inquinamento acustico superano di 7 dB(A) del limite ammesso per la zona in esame e nel periodo notturno lo sforamento dei limiti di legge è stato di oltre 10 dB(A). In Viale Regina Margherita, dove è stata installata la centralina per il rilevamento del rumore da traffico veicolare, la situazione è praticamente uguale, con limiti superati sia di giorno che di notte. Smog e rumore sono dovuti al traffico caotico che si registra nella Capitale ripercuotendosi direttamente sulla qualità della vita della loro sicurezza dei cittadini. Dai rapporti redatti dal Comune di Roma, restano poi fortemente critiche le condizioni per i pedoni, nel 2012 risultano 56 morti (il 36% del totale dei decessi a Roma) e oltre 2mila feriti, con un aumento del 27% dei decessi rispetto all'anno precedente e una riduzione minima del numero dei feriti (-3%). Crescono i rischi anche per i ciclisti: per lo stesso anno di riferimento è aumentato il numero di veicoli coinvolti del 9%, passando dai 226 del 2011 ai 246 del 2012. Secondo una classifica redatta dalla facoltà di Ingegneria Civile di Roma 3, le strade con il più alto tasso di incidentalità sono la Colombo (978 incidenti dal 1 gennaio 2012 al 18 giugno 2013), via Casilina (930), via Prenestina (912) ed è poi altissimo il numero di vetture in circolazione: su 2 milioni e 700 mila abitanti vi sono 2 milioni ed 800 mila veicoli immatricolati, più di uno a testa, mentre a Londra con 7 milioni e mezzo di abitanti le vetture sono 3 milioni e Parigi, stessi abitanti di Roma, ha un milione di vetture. Anche se dagli ultimi dati Istat per il 2012 risultano in calo del 13,5 per cento gli incidenti stradali con vittime registrati sulle strade della Capitale (15.782 gli episodi registrati nel rapporto), resta altissimo il costo sostenuto annualmente dall'intera collettività per le vittime della strada: 1,3 miliardi di euro secondo i parametri del Ministero delle Infrastrutture, cioè circa 500 euro l'anno per abitanti. Invia ad un collega Vota l'articolo

domenica 9 marzo 2014

"14 milioni di grida" ('14 millions de cris')

 “Il filmato si chiama 14 milioni di grida poiché ogni anno nel mondo ci sono 14 milioni di ragazze minorenni vittime di matrimoni forzati. Questo film è il mio grido affinché si possa sentire il loro e affinché la si smetta di pensare che queste situazioni possano rientrare nella normalità”, ha detto la regista e scrittrice francese Liza Azuelos che lo ha realizzato.
Per  il cortometraggio, titolo originale “14 Millions de Cris”, girato per celebrare l’8 marzo, giornata della donna, Liza Azuelos  ha scelto due attori conosciutissimi in Francia  per la parte dei genitori della piccola vittima destinata al matrimonio forzato: Julie Gayet, al centro del gossip mondiale per la sua storia sentimentale col presidente francese François Hollande, e Alexandre Astier. Tra gli altri attori Philippe Nahon et Adèle Gasparov.
Ambientazione occidentale e comportamenti apparentemente “normali” fanno capire che il  matrimonio forzato forse non è un fenomeno sporadico o un costume da terzo mondo, ma una realtà a noi non troppo lontana.
Secondo il giornale francese “Marie Claire” infatti,  in Francia ogni anno vengono trattati dai 12 ai 14 casi di matrimoni forzati e sarebbero 70.000 le giovani francesi potenzialmente a rischio.
Il mini-film di 4 minuti, in bianco e nero, racconta la storia di Emma (Adele Gasparov), una ragazzina francese che frequenta la prima media e il cui destino è ormai segnato: a sua insaputa i suoi genitori (interpretati dalla Gayet e da Alexandre Astier) hanno combinato il suo matrimonio con un anziano signore. Appena rientrata da scuola la madre manipolatrice prepara la bambina per le nozze con un bel vestitino bianco e una coroncina di fiori mentre il padre, entrando nella sua cameretta e vedendola tutta imbellettata, le fa i complimenti: "una vera piccola donna". Emma non capisce cosa sta succedendo fino a quando arriva in municipio: i suoi genitori la lasciano in fianco a uno sconosciuto di settant'anni (Philippe Nahon) e gli invitati sorridono, noncuranti dell'orrore che sta succedendo, come se assistessero a una normale cerimonia di matrimonio (la colonna sonora di sottofondo è la canzone 'Everything's gonna be alright' dei Sweerbox).
Il corto termina con una sequenza choc in cui la bambina-sposa impaurita è distesa sul letto e viene stuprata dal vecchio marito.
 E una frase: "14 milioni di grida l'anno e nessuno le sente. Le ragazzine non sono donne". In Francia, spiega la regista, i matrimoni forzati sono vietati. Filmare questo tipo di usanza in un municipio della Republique è una forzatura per sensibilizzare i francesi al dramma che colpisce 14 milioni di ragazzine ogni anno nel mondo, in particolare in Africa e Asia. "Questo film è il mio grido affinché si possa sentire il loro - conclude Azuelos - Per denunciare l'idea che questa situazione possa essere considerata normale".



 

The Sound of Silence




" Hello Darkness My Old Friend … " è uno degli incipit più celebri della storia del rock. Eppure "The Sound Of Silence" ha avuto una vita non semplice, almeno prima che diventasse un successo entrato nella storia. Quando è stata pubblicata la prima volta, il 10 marzo 1964, si intitolava "The Sounds of Silence" ed era un brano acustico che faceva parte del primo album di Simon & Garfunkel, "Wednesday Morning 3 A.M.". Lo aveva scritto Paul Simon che suonava la chitarra acustica e lo cantava Art Garfunkel. Come è noto il duo si sciolse subito dopo la pubblicazione del primo album, Paul Simon inserì il pezzo nel suo primo album solista e se ne andò a Londra. Certamente non immaginava che quella canzone sarebbe entrata nella leggenda grazie a un tradimento. Tom Wilson, uno dei responsabili creativi dell'esplosione del folk rock che era il produttore di Simon & Garfunkel alla Columbia e che stava lavorando con Bob Dylan, si accorse che "The Sounds of Silence" veniva trasmessa alla radio a Boston e in alcune zone della Florida. Così, dopo aver registrato "Like A Rolling Stones", convocò alcuni musicisti di quella storica session e, a insaputa di Simon & Garfunkel, sovraincise le parti degli strumenti elettrici e della batteria. Risultato il giorno di capodanno del 1966 nella sua nuova versione la canzone arrivò al primo posto della classifica pop negli Usa. A portarla nel mito ha contribuito poi "Il laureato", il film di Mike Nichols con Dustin Hoffman alle prese con la signora Robinson, Anne Bancroft, e sua figlia, la tenera Katharine Ross, mettendolo come il pezzo che accompagna i titoli di testa, la scena della piscina e i titoli finali. Intanto il titolo era diventato "The Sound of Silence". Nonostante sia Simon che Garfunkel abbiano fornito interpretazioni lontane da riferimenti politici, all'epoca in molti lessero nel testo un chiaro riferimento al trauma provocato dall'omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Una lettura fatta propria da Emilio Estevez, che l'ha usata nella colonna sonora di "Bobby", il film dedicato alla morte di Robert Kennedy e da Zack Snyder, che invece l'ha scelta per "Watchmen", trasposizione del graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, per la sequenza dei funerali del "Comico", il personaggio che nel film uccide John Kennedy. Il grande valore simbolico della canzone è comunque emerso quando Paul Simon, da solo con la chitarra, l'ha cantata al Ground Zero Memorial in occasione del decennale della strage dell'11 settembre. (ansa.it)

sabato 8 marzo 2014

Viti di seta

Viti di seta per riparare le ossa fratturate. L'idea è venuta ai ricercatori statunitensi della Harvard Medical School di Boston, che hanno messo a punto nuovi dispositivi biocompatibili e completamente riassorbibili per la riparazione delle fratture cranio-facciali. I primi risultati positivi della sperimentazione sui topi sono pubblicati sulla rivista Nature Communications. 

Le nuove viti sono state ottenute a partire da una proteina naturale presente nella seta, chiamata fibroina: usata da tempo come filo di sutura (anche se oggi risente della concorrenza dei polimeri sintetici), è dotata di particolari proprietà meccaniche che consentono di ottenere strutture flessibili e malleabili. Grazie a questo materiale, i ricercatori sono riusciti a superare tutti i limiti che caratterizzano le viti attualmente in uso in ortopedia, sia quelle più recenti, fatte di materiali polimerici biocompatibili, sia quelle più tradizionali, fatte di leghe metalliche. 

Le prime possono infatti scatenare reazioni infiammatorie che impediscono il completo rimodellamento dell'osso, mentre le seconde, dotate di proprietà meccaniche molto differenti rispetto all'osso, possono addirittura provocarne la degradazione per il modo con cui sopportano il carico. Inoltre non possono essere riassorbite dall'organismo, e devono sempre essere rimosse con un secondo intervento chirurgico. 

Tutt'altra storia con le viti di seta, che sono state impiantate sperimentalmente nel femore di topi da laboratorio. Completamente biocompatibili e riassorbibili, hanno dimostrato di rimanere ben ferme nella loro posizione (almeno per le otto settimane di osservazione previste dall'esperimento), promuovendo anche il rimodellamento dell'osso fratturato.